Bomarzo Il Parco dei mostri

Qui Vicino Orsini fece costruire nel XVI secolo alcuni monumenti che raffigurano animali
mostruosi e mitologici. Il progettista è rimasto per molto tempo sconosciuto. Alcuni studiosi facevano risalire la "regia",
a Michelangelo (E. Guidoni), mentre altri, in particolare per ilTempio citavano il nome di Jacopo Barozzi detto
"il Vignola". Gli studi più recenti sono stati esposti nel convegno internazionale "Il Sacro Bosco di Bomarzo",
tenutosi a Bomarzo in settembre del 2007, dove è stato indicato come il più probabile autore lo scultore e architetto fiorentino Simone Moschino.[1]
L'Orsini chiamò il parco Sacro Bosco e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese (non l'omonima concubina del papa Alessandro VI). Vi sono anche architetture
impossibili, come la casa inclinata, o alcune statue enigmatiche che rappresentano forse le tappe di un itinerario di matrice alchemica.
Iscrizioni sui monumenti stupiscono e confondono il visitatore. Forse questa era l'intenzione del principe:
« Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi. »
Ci sono anche implicazioni morali:
« Animus quiescendo fit prudentior ergo. »
O forse il complesso fu fatto semplicemente "per arte" in un doppio senso della parola:
« Tu ch'entri qua con mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte. »
Scienziati storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi di spiegare il labirinto di simboli, e hanno trovato temi antichi e motivi della
letteratura rinascimentale, per esempio del Canzonieredi Petrarca, dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dei poemi Amadigi e Floridante
di Bernardo Tasso (in quest'ultimo compare ad esempio un dragone d'acciaio con una stanza all'interno, e dalla cui bocca uscivano amazzoni a cavallo).